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Leç su la marilenghe: la valutazion dal com 482



Ve ca il comunicât dal com. 482 li che al comente la leç apene aprovade. E je la version taliane, cussì la capis ancje il nestri amî Ivo Murgia de Sardegne 😉

(bè, ehm… par dî la veretât chê furlane no mi è rivade…)

Comitât – Odbor – Komitaat – Comitato 482

Oggi il Consiglio regionale ha approvato, con una maggioranza trasversale, la nuova legge sulla lingua friulana. Si tratta di un provvedimento che il presidente della Giunta, Riccardo Illy, e la maggioranza che lo sostiene avevano promesso già durante la campagna elettorale. Promessa ribadita e progetto perseguito fortemente dall’assessore Antonaz.

L’impegno, dunque, è stato mantenuto. Nell’esprimere un giudizio, tuttavia, è necessario considerare non solo se una promessa è stata mantenuta, ma anche il modo in cui lo si è fatto.
Per quanto ci riguarda, dopo l’esperienza maturata grazie alla legge regionale sul friulano del ’96 e alla legge statale di tutela delle minoranze linguistiche del ’99, la nostra Regione aveva la possibilità di predisporre una nuova legge sulla lingua friulana che trasformasse il Friuli VG in un modello, non solo su scala statale, ma anche europea. In tale direzione puntavano la proposta elaborata dal gruppo di esperti nominati dalla Giunta regionale e, in particolare per quanto riguarda l’insegnamento, la proposta della Commissione Obiettivi Didattici dell’ARLeF. Purtroppo è mancato il coraggio di intraprendere questo percorso.

Crediamo che, in tal modo, sia andata persa un’occasione davvero storica.
L’intervento congiunto di settori della maggioranza, di parte consistente delle forze dell’opposizione e di alcuni esponenti del mondo politico e sindacale regionale ha determinato una corsa al ribasso che rischiava di portare le politiche di tutela e valorizzazione della lingua friulana su livelli inferiori a quelli garantiti dalla 482/99 e perfino dalla 15/96. Tale situazione, bloccando la produzione di un testo di legge veramente innovativo, ha obbligato quanti avevano a cuore i diritti linguistici dei friulani a lottare per evitare che si facessero dei passi indietro.

In una cornice del genere, dobbiamo ringraziare soprattutto l’impegno del PRC (in primis del consigliere Franzil), del PdCI (con la consigliera Zorzini) e della Lega Nord (in particolare i consiglieri Violino e Guerra) e di alcuni esponenti dei DS e della Margherita (ricordiamo tra loro, in particolare, i consiglieri Travanut, Menosso, Menis e Tonutti) se è stato possibile superare gli ostacoli più difficili, senza dimenticare alcuni interventi determinanti dello stesso Illy. Per quanto riguarda la maggioranza va evidenziato il ruolo positivo svolto dal Partito dei Pensionati e quello poco rilevante dei Verdi; non sarà possibile dimenticare la funzione regressiva e gli ostacoli frapposti dai Cittadini per il presidente. Relativamente all’opposizione non ci ha convinto il comportamento dell’UDC, che ondeggiava tra alcune posizioni serie e condivisibili del consigliere Molinaro e gli attacchi del consigliere Salvador. L’opposizione di AN è risultata scontata fin dall’inizio, ma gli attacchi peggiori sono giunti da Forza Italia, con la lodevole eccezione del consigliere Blasoni. Deludente, per concludere, l’atteggiamento della consigliera Battellino.

È necessario, in ogni caso, sottolineare il livello veramente scarso di molti degli interventi ascoltati in Aula, espressione di una evidente ignoranza della materia, di pregiudizi e di concezioni sociali e linguistiche superate ormai da decenni, quando non di un aperto livore antifriulano.

Per quanto riguarda i contenuti della legge, riteniamo importante la scelta del modello opzionale contenuta nell’articolo 12 che prevede siano quanti non desiderano avvalersi dell’insegnamento del friulano a doverlo comunicare alle scuole. Positivo anche l’inserimento del friulano all’interno della quota oraria la cui definizione spetta alla Regione. Per quanto riguarda il territorio di applicazione, troviamo discutibile la previsione di uscita per i Comuni che, di fatto, potrebbe determinare uno sfasamento tra l’applicazione della 482 e la norma regionale, anche se la soluzione trovata è la migliore tra quelle emerse durante la discussione in Aula. Crediamo sia stato un errore la previsione di modifica della grafia ufficiale (che, lo ripetiamo per l’ennesima volta, non ha nulla a che vedere con la varietà standard), anche se si sono evitati i danni irrimediabili prefigurati da alcuni emendamenti in discussione.

Molti degli interventi previsti dalla legge dipenderanno tuttavia dall’efficienza e dalla volontà degli organi chiamati ad applicarli, questo anche perché si è scelto di non prevedere scadenze per adeguarsi a determinati standard, per altro già previsti dalla 482. È necessario, dunque, mantenere alta la guardia affinché gli aspetti positivi previsti dalla legge trovino un’applicazione corretta e, dove possibile, rapida. Abbiamo già perso anche troppo tempo.


Udine, 23/11/2007

Il portavoce del Comitato 482

Carlo Puppo

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