«CUI»: LA ESTÂT PETEÇONE de ILfurlanist


Leturis par l’estât


Di stupidadis sul furlan s’an sintin une vore, e soredut cumò che si varès di discuti la gnove leç in Zonte.
Par rispuindiji e par vê plui cussience dai nestris dirits ve ca une piçule e svuelte guide.


STEREOTIPI SULLA LINGUA FRIULANA

1) “Per il friulano si spendono troppi soldi, meglio utilizzarli per qualcosa che sia davvero utile.”

Molte delle realtà europee più sviluppate dal punto di vista economico, culturale e turistico si sono sviluppate in aree plurilingui: Catalogna, Paese Basco, Lussemburgo, Irlanda, Galles, ecc. Non basta il plurilinguismo per lo sviluppo, ma di certo aiuta, e già questo dovrebbe fare riflettere sulla sua importanza, anche dal punto di vista delle risorse impiegate. Non a caso, tutte le realtà citate investono risorse decisamente maggiori per le loro lingua proprie di quanto faccia il Friuli Venezia Giulia. Gli investimenti nell’ambito del plurilinguismo oltre a creare lavoro nei settori direttamente collegati ad esso, stimolano percorsi di sviluppo ed innovazione anche in altri settori. In una realtà economica e lavorativa globalizzata come quella in cui viviamo, il plurilinguismo rappresenta un vantaggio competitivo importante ed investire in questo settore (non con investimenti a pioggia, ma con una politica linguistica seria) appare più che utile, necessario.

2) “Con il friulano non si va da nessuna parte, è più importante che i bambini imparino l’inglese.”

Mettere in contraddizione friulano ed inglese significa non avere nemmeno provato a leggere le proposte legislative avanzate dagli esperti. La logica del plurilinguismo presente in tali proposte non solo svilupperebbe il ruolo del friulano all’interno delle nostre scuole, ma potenzierebbe e favorirebbe l’apprendimento dell’inglese e delle altre lingue internazionali. Il sistema scolastico italiano è in grave ritardo nel campo dell’insegnamento delle lingue, le proposte avanzate dagli esperti permetterebbero di sviluppare percorsi didattici in linea con gli standard europei più avanzati (quelli indicati dal “Quadro europeo di riferimento delle lingue” elaborato dal Consiglio d’Europa). Inoltre, mentre l’inglese viene studiato in tutto il mondo, il friulano è solo nostro: è qualcosa che ci rende unici ed è dunque inimitabile (e la vicenda del “tocai” dovrebbe averci sensibilizzati in proposito…). Friulano, italiano, inglese o altre lingue non devono essere messe in contrapposizione, ma possono e devono essere parte integrante di un percorso didattico plurilingue. Non tutti hanno questa opportunità, sprecarla sarebbe davvero imperdonabile.

3) “L’insegnamento del friulano non si può imporre, bisogna lasciare piena libertà di scelta.”

I termini “imporre” o “obbligare” suscitano nella maggior parte delle persone un innato senso di repulsione. Se però ci pensiamo bene, la richiesta dell’inserimento del friulano tra le materie curricolari, significa semplicemente dare al friulano la stessa dignità delle altre lingue e, più in generale, delle altre materie insegnate a scuola. Nessuno però ha mai detto che la matematica, la storia o l’italiano sono state “imposte” e che si deve lasciare libertà di scelta. La presenza del friulano nell’orario curricolare, se inserita in un quadro plurilingue, non sottrae tempo ad altre materie e facilita l’organizzazione interna delle scuole. La lingua friulana è una ricchezza per tutti e può essere un importante strumento di integrazione anche per quanti, sempre di più, giungono in Friuli da altre parti del mondo: negare l’accesso alla lingua del luogo, questa è la vera discriminazione. E poi, considerare il friulano qualcosa di diverso, di inferiore, rispetto alle altre materie è un evidente atto di discriminazione. Che esempio ne avrebbero i bambini? Che vi sono delle lingue di serie A e delle lingue di serie B. Ma se ci sono delle lingue di serie A e di serie B, non è che ci sono anche dei cittadini di serie A e di serie B?

4) “Se si insegna ai bambini anche il friulano, rischiano di fare confusione con altre lingue.”

Un’affermazione del genere non ha nessuna base scientifica, ma è semplicemente frutto di ignoranza e pregiudizio. C’è stato un periodo in cui i genitori venivano intimiditi con queste dichiarazioni affinché non parlassero in friulano con i propri figli. Oggi chiameremmo tale comportamento “terrorismo psicologico” ed è proprio oggi che ci troviamo di fronte ai risultati di questa azione: giovani che parlano solo in italiano, ma che avrebbero desiderato apprendere anche la propria lingua. Sono proprio questi giovani che, anche nei sondaggi più recenti, desiderano che il friulano sia insegnato a scuola, affinché i loro figli non si trovino nella loro stessa situazione. Il bambino bilingue (è ciò vale qualsiasi siano le lingue di riferimento, non solo nel caso del friulano) può avere alcuni problemi all’inizio perché si trova a dovere analizzare ed immagazzinare una mole di informazioni decisamente superiore rispetto ad un bambino monolingue. Tuttavia, il cervello, soprattutto quello dei bambini, non presenta problemi di saturazione, per questo, poi, il bambino plurilingue sviluppa una maggiore capacità di apprendere altre lingue (gli sarà quindi più semplice, per esempio, imparare anche l’inglese) e di confrontarsi con altre realtà. Il plurilinguismo è una risorsa per i nostri figli, un aiuto per il loro futuro. Chi vorrebbe per il proprio figlio di meno, quando può avere di più?

5) “Utilizzare il friulano significa chiudersi in sé stessi, è da provinciali”.

La lingua friulana è l’espressione più chiara ed evidente dell’essere friulani. Il Friuli, da molti secoli, è una terra plurilingue: accanto al friulano, infatti, si parlano anche varietà slovene, tedesche, e italiane. Il friulano, tuttavia, è nato e si è sviluppato proprio e solamente in Friuli (anche se poi ha raggiunto tutto il mondo con i suoi emigranti) e ne rappresenta in maniera esemplare l’identità, la storia, e la cultura. Sono questi gli aspetti con cui ci mostriamo al mondo, che ci rendono unici: né migliori, né peggiori, semplicemente noi. È forse questo che ci rende provinciali? Non è forse più provinciale chi non è in grado di accettarsi per quello che è, chi cerca di scimmiottare gli altri? Le lingue hanno una funzione comunicativa, ma ne hanno anche una identitaria. Il fatto che il friulano sia parlato da qualche centinaio di migliaia di persone e non da qualche milione ci rende chiusi in sè stessi? Se gli inglesi parlano in inglese e gli italiani in italiano si chiudono forse in sè stessi? È difficile comprendere perché quello che si riconosce come normale per altri popoli, dovrebbe essere sintomo di chiusura e di arretratezza per noi. Sarà un caso, ma molte delle persone impegnate nella promozione della lingua friulana, hanno girato l’Europa molto di più di quelli che parlano di “chiusura” e “provincialismo”. Forse qualcuno non ha ancora capito che parlare il friulano non significa affatto parlare solo il friulano…

6) “Non esiste un solo friulano, ma tante varietà diverse.”

Come tutte le lingue, anche il friulano è articolato in diverse varietà. Tali varietà non hanno mai rappresentato un ostacolo per la comunicazione orale, anche perché le differenze non sono così marcate come per altre lingue. La necessità di sviluppare un friulano comune per gli usi scritti è emersa già diversi secoli addietro ed è cresciuta sempre di più, portando all’elaborazione di uno standard basato sulle varietà centrali del friulano. Se il modello citato da molti è il friulano di Ermes di Colloredo, in realtà lo sviluppo dello standard è il frutto del lavoro di molti poeti, prosatori ed autori provenienti da tutte le zone del Friuli, in particolare tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Lo sviluppo di una lingua comune per lo scritto tuttavia non solo ha radici profonde in Friuli, ma è un processo storico che riguarda tutte le lingue. Italiano, tedesco, inglese, catalano e tutte le altre lingue che ci circondano hanno subito un processo di standardizzazione, senza che questo facesse venir meno la ricchezza rappresentata dalle varietà locali. Lo standard è utile quando si tratta di scrivere testi che hanno un carattere ufficiale o che devono essere utilizzati da tutti: pensate, anche dal punto di vista economico, cosa significherebbe se la Regione dovesse pubblicare un bando in tutte le varietà del friulano, si troverebbe a stampare un testo diverso – magari per pochissime lettere – per ogni paese del Friuli. Ma nell’oralità, come anche nell’uso scritto della lingua per fini artistici, per esempio, nessuno vieta di utilizzare la propria varietà.

7) “Il friulano standard uccide le varietà.”

Come si diceva, il processo di standardizzazione è comune a tutte le lingue moderne, ma ciò non ha portato all’estinzione delle varietà. Basta guardare l’esempio italiano, o anche quello inglese. Negli ultimi anni si è assistito ad un calo del numero dei parlanti il friulano, ma è evidente a tutti che ciò non dipende dall’esistenza dello standard, ma dalla pressione sempre più forte esercitata dalla lingua italiana. L’unico sistema per porre fine a questo declino che porterebbe, questo sì, all’estinzione delle varietà, è la presenza di un friulano standard che funga da riferimento (la cosiddetta “lingua tetto”) per le varietà. In tal modo le varietà avrebbero come riferimento e come serbatoio per i neologismi (le parole nuove) non l’italiano, ma il friulano. In parole semplici, il friulano standard sarebbe il bastone che le varietà possono utilizzare per non cadere. È quanto è già successo con molte lingue ufficiali e anche con diverse lingue minoritarie che in tal modo si sono rafforzate, senza che questo causasse la perdita delle loro varietà locali.

8) “La grafia ufficiale non va bene, non rappresenta le varietà, non può essere imposta.”

Innanzi tutto va chiarito, visto che molti fanno ancora confusione, che grafia e lingua standard sono due cose diverse. La grafia è una convenzione: è un insieme di simboli che cerca di rappresentare graficamente i suoni di una lingua. Nessuna grafia, tuttavia, riproduce perfettamente i suoni della lingua parlata. Il caso dell’inglese, da questo punti di vista, è davvero emblematico. La cosiddetta “grafia ufficiale” del friulano è stata sviluppata tenendo conto dei diversi sistemi grafici utilizzati in passato per riprodurre il friulano, ma è stata pensata, soprattutto, per potere rappresentare anche le diverse varietà. Tutti i manuali sulla grafia ufficiale lo dicono chiaramente. Tutte le lingue hanno la necessità di un sistema grafico unitario, il friulano non fa eccezione. La grafia, dunque, è in grado di riprodurre nello scritto sia il friulano standard che le sue varietà. L’uso di una grafia unica permette dunque a tutti di scrivere, se lo desiderano, nella propria varietà, facilitando per altro, la lettura anche a chi abitualmente utilizza una varietà diversa.

9) “Le amministrazioni locali hanno già molte spese, non possono essere appesantite anche con quelle per il friulano.”

L’uso della lingua friulana anche all’interno e nei rapporti con le amministrazioni pubbliche (naturalmente nell’area dove è presente una comunità di lingua friulana) è un diritto sancito dalla legge statale 482 del 1999, che da attuazione ad un preciso dettato costituzionale. È dunque un diritto che spetta a tutti i friulani. Quello che per i cittadini è un diritto, per le amministrazioni è un dovere e, come tale, richiede dei costi. Si tratta, tuttavia, di costi limitati, anche perché molti servizi possono essere gestiti in forma associata da diversi comuni. Per garantire alcuni servizi, invece, è sufficiente offrire dei corsi di formazione ai dipendenti. Altri interventi richiedono (si pensi alla cartellonistica) solo uno sforzo iniziale. Per molti di questi interventi sono già previsti aiuti statali o regionali. Se ci pensiamo bene, in realtà, con una spesa limitata, si può garantire un diritto a moltissimi cittadini ed aumentare il grado di democrazia di una comunità intera. Si può dunque parlare di investimento ad alta redditività. Inoltre, per quanto riguarda, per esempio, la segnaletica bilingue, non solo si tratta della manifestazione più evidente del carattere plurilingue di un territorio, ma anche di una piacevole scoperta per molti turisti.

10) “Non c’è bisogno di studiare il friulano a scuola, basta la famiglia.”

Secondo alcune ricerche di natura sociolinguistica, negli ultimi decenni la lingua friulana ha perso l’un per cento dei parlanti all’anno. Probabilmente è vero che il friulano ha perso più terreno negli ultimi quarant’anni che non nei quattro secoli precedenti. Ciò dipende principalmente dai profondi cambiamenti che hanno segnato in tale periodo non solo la società friulana, ma il mondo intero. In una realtà in cui i mezzi di comunicazione hanno una presenza massiccia e senza precedenti, in cui la scolarizzazione è capillare e i percorsi formativi richiedono tempi sempre più lungi, in cui qualsiasi attività è sottoposta a processi che richiedono un uso abnorme di documenti e materiali scritti, pensare che una lingua possa sopravvivere senza una sua presenza pubblica e ufficiale nella scuola, nei mezzi di comunicazione, nella pubblica amministrazione è, nella migliore delle ipotesi pura utopia e, nella peggiore, una mera facciata per nascondere la volontà di eliminazione di una lingua.

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