Chei che a an capît dut…

Intant che finalmentri si progjetin azions seriis par difindi il furlan in tv, cualchi conseîr regjionâl al frene su la gnove leç (te inmagjine chi in bande, une stampe dal 800 di Pordenon)

La legge di tutela e promozione della lingua friulana ha più avversari in famiglia che fuori. Sarà pronto entro fine aprile il disegno di legge regionale in materia. Il testo dovrebbe essere sottoposto all’approvazione della giunta la prossima settimana, ma esistono ancora problemi interni ad Intesa democratica che costringono l’assessore Roberto Antonaz a limare la bozza, che dovrebbe procedere di pari passo con la legge regionale sull’istruzione.

Un bilinguismo spinto per l’area cosiddetta friulanofona fa più paura a Pordenone che a Trieste, stando ad incontri e colloqui ufficiosi intercorsi nelle ultime settimane.

Portatori della volontà di una legge moderata – che pur ribadendo in linea di principio l’importanza della lingua minoritaria, nei fatti non forzi la mano come auspicato invece dai friulanisti – sono i consiglieri regionali di maggioranza eletti nel collegio di Pordenone.
Come già emerso nei mesi scorsi, l’argomento-Friulano è un tema trasversale agli schieramenti politici e agli stessi partiti. Così sono i vari Bruno Alzetta, Paolo Pupulin, Pio De Angelis, Bruno Malattia e Piero Colussi ad essere uniti idealmente nel predicare cautela prima di avviare la discussione su una legge che potrebbe, in teoria, scaldare non poco gli animi in regione.

Dal fronte pordenonese contrario ad un bilinguismo spinto si fa notare come non tutte le amministrazioni comunali che si erano espresse in passato come “friulanofone” sarebbero entusiaste nel vedere approvata una legge che, in ossequio alla 482, spinga per il bilinguismo negli atti amministrativi, oppure sui banchi di scuola.
Produrre documenti bilingui comporterebbe una spesa in più per i Comuni, così come pure anche solo introdurre l’insegnamento della lingua friulana a scuola. Meglio, dicono i friulanoscettici, avanzare per gradi: magari immaginando l’obbligo di un’ora settimanale di friulano sui banchi, ma facoltativa. E possibilmente prevedendo tempi lunghi (tre anni-cinque) per passare dall’enunciazione di legge alla sua applicazione.
Meglio, anche, provvedere ad una rizonizzazione del territorio friulanista, per permettere ai Comuni di compiere una nuova scelta alla luce delle norme, e obblighi, che la futura legge comporterà.
Eppure l’argomento non può essere più rinviato. Ieri la sesta commissione del Consiglio regionale, presieduta da Kristian Franzil, si è riunita per decidere l’elenco dei soggetti e associazioni da sentire in audizione nel mese di maggio. Audizioni che procederanno di pari passo con quelle previste per la minoranza slovena che attende a sua volta una nuova legge regionale.

Per la legge sul friulano saranno ascoltati: Unione delle Province, Associazione dei Comuni, Università, Arleff, Comitato 482, tutti gli enti riconosciuti dall’articolo 8 della legge regionale 15/96, le diocesi di Gorizia, Pordenone e Udine, l’Ufficio Scolastico Regionale, il Comitato per il Rilancio dell’Autonomia del Friuli, il consulente Bruno Fort.
Per la legge di tutela degli sloveni: Unione Culturale Economica Slovena, Confederazione delle Organizzazioni slovene, Istituto sloveno di Ricerche, Unione Economica regionale slovena, Alleanza contadina, Responsabile ufficio regionale per le scuole slovene, Sindacato scuola slovena, Direzione didattica statale con insegnamento bilingue sloveno italiano di San Pietro al Natisone, Istituto cultura slovena di Udine, Presidente comitato paritetico, Zozidanski Dom, Comunità economica culturale slovena di Trieste, Lega Slava della Slavia Friulana, Identità e Tutela Val Resia.

Procedere con il disegno di legge per gli sloveni, trascurando invece il friulano, creerebbe non pochi imbarazzi politici specie in provincia di Udine. Per l’avvio del dibattito ufficiale, quindi, è iniziato il conto alla rovescia.

Lorenzo Marchiori ©Il Gazzettino

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