Finalmentri si denuncie!

Puartâ devant dal Tar il gnûf contrat di servizi de Rai par vie de inatuazion de Leç: e jere ore!

Finalmentri si sveìn (se e je vere) e o tachìn a lâ par vie legìals rispiet a la continue inadempience taliane.

Impugnare davanti al Tar il nuovo contratto di servizio tra la Rai e il ministero delle Comunicazioni per violazione del decreto di attuazione (Dpr 2 maggio 2001, n. 345) della legge 482/99 per la tutela delle minoranze linguistiche storiche. È la soluzione individuata, lunedì 16 aprile a Udine, al tavolo organizzato dal settimanale “la Vita Cattolica”, promotore della raccolta di 54 mila firme per una sede Rai autonoma in Friuli, e dai Comitati 482 e Per il rilancio e l’autonomia del Friuli, al fine di definire le iniziative da intraprendere per far rispettare i diritti delle minoranze linguistiche, dopo il duro colpo inferto loro dal nuovo contratto di servizio Rai-Governo, che ha depennato nel testo definitivo ogni riferimento ai contenuti minimi di tutela della lingua friulana e alla sede Rai (Udine) cui attribuire le stesse attività di tutela.

All’incontro nella sede del settimanale diocesano sono intervenuti il rettore dell’Università di Udine, Furio Honsell, il presidente della Provincia di Udine, Marzio Strassoldo, il sindaco di Udine, Sergio Cecotti, il vicario generale dell’Arcidiocesi, mons. Giulio Gherbezza, il direttore della Vita Cattolica, Ezio Gosgnach, il presidente dell’Arlef, Lorenzo Fabbro, di alcuni rappresentanti dei Comitati 482 e Per il rilancio e l’autonomia del Friuli, tra cui l’on. Arnaldo Baracetti, Carlo Puppo, Geremia Gomboso e Giovanni Biasatti. Hanno appoggiato l’iniziativa anche il presidente della Provincia di Pordenone, Elio De Anna, e di Gorizia, Enrico Gherghetta.

L’azione di ricorso al Tar sarà intrapresa congiuntamente alla richiesta di un incontro con i presidenti delle Camere, Franco Marini e Fausto Bertinotti, e la convocazione urgente del Comitato per le minoranze istituito presso il Consiglio dei ministri, di cui si farà promotore il primo cittadino di Udine, Cecotti, componente dello stesso organismo.

La vicenda ha inizio alla fine del 2006 quando viene diffusa la bozza del nuovo contratto di servizio che non contempla le trasmissioni per le minoranze. In Friuli scatta la mobilitazione. Il 18 dicembre, presso “la Vita Cattolica”, i parlamentari friulani di maggioranza ed opposizione concordano gli emendamenti per permettere l’avvio della programmazione Rai in lingua friulana secondo gli standard europei. In pratica, un canale radiotelevisivo in marilenghe con sede a Udine. Il 14 febbraio la Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai accoglie all’unanimità gli emendamenti.

Tuttavia, il 4 aprile scorso il Cda della Rai elimina i passaggi sui “contenuti minimi di tutela” previsti dal decreto di attuazione della 482, l’elenco delle sedi cui attribuire le “attività di tutela” e il richiamo alle “misure di tutela previste per le emittenti radiotelevisive aventi missione pubblica” dalla Carta europea delle lingue regionali e minoritarie. Resta così solo un vago impegno “ad assicurare le condizioni per la tutela delle minoranze linguistiche” già contenuto nel vecchio dispositivo e che non ha prodotto alcunché. Il 5 aprile il ministero delle Comunicazioni dà il proprio assenso. Il contratto di servizio viene siglato da Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, e Claudio Petruccioli, presidente della Rai. Da qui la nuova mobilitazione.

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