Cunvigne su Catalogne e Friûl… cence VJ

L’articul di Antonella Lanfrit sul Gazetin di vue nus conte de cunvigne fate îr. La pore dai furlans, la braure dai catalans.

“L’autonomia è uno strumento culturale, economico, sociale e democratico per lo sviluppo del territorio. Quindi, se il Friuli Venezia Giulia crede in questo, deve poter contare su tutti gli strumenti adeguati a perseguire l’obiettivo. Se non ci sono, li chieda con forza”.
E’quanto la Catalogna ha consegnato ieri a Udine nell’ambito dell’appuntamento “Autonomismo e sinistra, Friuli Venezia Giulia e Catalogna a confronto” organizzato dall’associazione culturale “Rinascita”, in collaborazione con l’omologa catalana “Fundació Pere Ardiaca”, il sostegno della Regione e il patrocinio del Comune.

In rappresentanza della Generalitat, il Parlamento catalano in cui dal 2003 la maggioranza è una coalizione di sinistra, c’erano i deputati Mercè Civit, dell’Icv.ia (Iniziativa per la Catalogna – Verdi-Sinistra unita alternativa) e Uriel Bertran, dell’Erc (Sinistra repubblicana della Catalogna), il partito che auspica la piena indipendenza.
Uno spirito autonomistico, il suo, che si è subito rivelato nel confronto con il presidente di “Rinascita”, Ennio di Bortolo, preoccupato perché la regione conta solo un milione e 200 mila abitanti rispetto ai 7 milioni della Catalogna. “I numeri non possono inficiare un processo d’autonomia – ha sottolineato convinto Bertran -. Se voleste diventare anche uno Stato, andate avanti. Malta ha meno abitanti di voi e fa parte della Ue”. Di “autonomia come concetto complesso” che attiene l’organizzazione istituzionale, economica, sociale e culturale ha parlato anche la deputato Civit, convinta che “tutto questo appartenga alla democrazia” e che i cittadini devono vedere nella difesa dei diritti nazionali, la difesa dei propri diritti reali.

Che cosa vuol dire, però, oggi essere catalani e aver definito la Catalogna una nazione? “Sono catalani tutti coloro che vivono e lavorano in Catalogna – ha risposto Celestino Sanchez Ramos, un passato nelle carceri franchiste e presidente della Fondazione Ardiaca -. Una nazione è soprattutto un atto politico di volontà d’essere da parte dei cittadini”. Sinistra e catalanismo, ha aggiunto, “sono sempre andati molto uniti e hanno raggiunto le maggiori quote di autogoverno”. Ne è un esempio il nuovo Statuto che, varato nel 2006, è al vaglio della Corte costituzionale.

Nel suo saluto l’assessore regionale alla Cultura, Roberto Antonaz, ha ricordato la “naturale alleanza fra autonomismo e sinistra”, da sempre attenta alla autodeterminazione dei popoli. “La Catalogna è un punto di riferimento per le politiche linguistiche”, ha aggiunto, ricordando che entro fine 2007 sarà pronta la nuova legge per il friulano, quella per lo sloveno e alcuni provvedimenti per il tedesco. Antonaz si è dimostrato piuttosto cauto su “nuove organizzazioni amministrative del territorio”. Secondo lui, “più che alla forma dobbiamo guardare alla sostanza”.
Durante il dibattito sono intervenuti Vincenzo Martines, Stojan Spetic, Bruna Zorzini Spetic, Silvana Fachin Schiavi, Franco Juri, Marco Puppini, Giorgio Rossetti, Jacopo Venier, Antonino Cuffaro e don Pierluigi Di Piazza, che hanno sottolineato con accenti diversi il valore dell’autonomia per una società moderna, attrezzata ma anche solidale.

Antonella Lanfrit
© Il Gazzettino

Advertisements