Scuele in marilenghe:
Galles e copasse

Pe çampe furlane, su la scuele par furlan indevant cun prudence e ispirâsi al Galles
di 30 agns fa… Dal Gazetin di vuê

Il Galles meglio della Catalogna.
Almeno come modello scolastico da prendere ad esempio per portare sui banchi la didattica in friulano.
Una soluzione meno invasiva di quella adottata a Barcellona, dove la regione autonoma ha varato una legge prescrittiva che ha imposto, tra qualche polemica, l’obbligo del catalano nelle aule.

Ma l’Italia non è la Spagna e per muoversi fra gli articoli della legge 482/99 relativa alle minoranze linguistiche, nel Centrosinistra regionale si preferisce optare per una soluzione graduale, che cresca dal basso, piuttosto che procedere a colpi di imposizioni che potrebbero spaccare il Friuli Venezia Giulia.

Di questo si è discusso ieri mattina, a Udine, nel corso della riunione in cui l’assessore regionale alla Cultura, istruzione e identità linguistiche ha illustrato ai rappresentanti di maggioranza la bozza predisposta a fine febbraio per la futura «Legge regionale di politica linguistica per la lingua friulana».
Una bozza, appunto, presentata con il supporto di alcuni consulenti ai consiglieri regionali Giancarlo Tonutti (Margherita), Patrizia Della Pietra (Democratici di sinistra) e Carlo Monai (Cittadini per il presidente).

Se da parte dell’assessore c’è la volontà di integrare con norme forti la legge che il Parlamento ha approvato nel 1999, dall’altro c’è una certa cautela politica nel passare dai princìpi ai fatti. Vale a dire alle norme che dovrebbero essere applicate nelle aree friulanofone della regione.

Si prevedono piani di politica linguistica da aggiornare ogni cinque anni; parificazione del friulano nei rapporti con gli enti pubblici locali e regionali; certificazione linguistica; cartellonistica pubblica in marilenghe con pari dignità grafica rispetto all’italiano; possibilità, per i Comuni, di rendere ufficiale la sola toponomastica in friulano; maggior promozione nel settore dei mezzi di comunicazione (radio e tv, ma anche quotidiani, riviste e lo stesso internet).

Ma il cuore della legge, la vera sfida, è rappresentato dall’insegnamento nelle scuole del friulano, che molti vorrebbero diventasse lingua veicolare per altre materie. Una bozza di articolato, illustrata ieri, prevede l’insegnamento obbligatorio del friulano per almeno un’ora alla settimana nelle scuole del primo ciclo (con facoltà per i genitori di comunicare di non volersi avvalere per i figli dell’insegnamento in questione), ipotizzando poi diversi modelli educativi da applicare per gli istituti (bilingui, immersione totale, parziale, plurilingue, paritetici) con la possibilità di operare, assieme all’Ufficio scolastico regionale dipendente dal ministero dell’Istruzione, anche per il varo di un modello scolastico plurilingue.

Va detto che prima della legge sul friulano, sarà varata la legge sull’istruzione, che in una parte specifica riguarderà le “Lingue comunitarie e minoritarie regionali” (l’ordine non è casuale), con la possibilità delle scuole di sperimentare, ad esempio, l’insegnamento in inglese, tedesco, sloveno, friulano. Inizialmente quindi, è l’impressione, è che il friulano sarà una sperimentazione.
Da attuare per le scuole che lo vorranno introdurre e su richiesta dei genitori degli alunni. «L’obbligo della 482 – è la giustificazione di un consigliere regionale della maggioranza – è di prevedere il servizio, non di imporlo».

Insomma, più richieste ci saranno dalle famiglie e più le scuole dovranno adeguarsi. Come avvenne oltre trent’anni fa in Galles, è stato spiegato, dove il processo fu progressivo.

Lorenzo Marchiori

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