Trop costie une scuele?

Intun articul di vuê sul Gazetin si analize la situazion dopo la propueste di leç dal Arlef su la scuele

Oltre dieci milioni di euro all’anno, forse anche quindici. È questa la cifra che servirebbe, da stime tecniche, per finanziare l’attività didattica in lingua friulana nelle scuole regionali.
Una somma che dovrebbe essere destinata, come auspicato da una specifica commissione dell’Agenzia regionale per la lingua friulana, alla formazione di insegnanti specialisti che insegnino il friulano e di specializzati nell’insegnamento delle materie scolastiche in friulano, oltre che allo svolgimento delle lezioni dalle scuole materne fino alle medie.

Un obiettivo ambizioso ma non alla portata delle casse regionali, dalle quali dovrebbero teoricamente uscire i contributi. Il sogno dei friulanisti Рquello di una scuola pubblica dove sia possibile tenere le lezioni in marilenghe e quindi mantenere la lingua minoritaria viva anche nelle nuove generazioni Р̬ per il momento destinato a rimanere tale.
Anche se la legge regionale che dovrebbe essere approvata entro l’anno potrebbe portare ad alcune novità in materia.

Entro marzo, l’assessore regionale competente, Roberto Antonaz, dovrebbe portare all’esame della giunta l’approvazione definitiva delle linee guida, la cui proposta è stata consegnata dalla commissione tecnica all’amministrazione alla fine dello scorso dicembre. Sulle linee guida sarà avviato un confronto con le parti interessate, in modo tale da esaurire la discussione entro la fine della primavera. L’articolato specifico della nuova legge di tutela del friulano dovrebbe essere predisposto nel corso dell’estate in modo tale da avviare la discussione in Consiglio regionale entro l’autunno. L’approvazione della nuova legge è previsto prima di dicembre, quando i lavori d’Aula saranno dedicati interamente alla discussione e approvazione della Finanziaria 2008.

La legge 482/99 di tutela delle lingue minoritaria stabilisce che nelle scuole materne, elementari e secondarie di primo grado con sede nei Comuni “friulanofoni” che ne abbiano fatta richiesta, sia previsto, accanto all’uso della lingua italiana, anche l’uso della lingua della minoranza per lo svolgimento delle attività educative e come strumento di insegnamento. L’orientamento dell’amministrazione regionale sarebbe di arrivare a questo obiettivo in maniera progressiva. L’intenzione è di rivedere l’impiego dei 450mila euro attualmente stanziati per i progetti scolastici in friulano, fissando delle ore di insegnamento del friulano “codificate” per tutte le scuole, con il ricorso ad insegnanti che abbiano frequentato corsi specifici (come quelli tenuti dall’Università di Udine) e che rientreranno in un elenco predisposto dalla Regione al quale potranno attingere i presidi delle singole scuole.

Mentre ferve il dibattito culturale all’interno della comunità friulanista, è chiaro che spetteranno ai politici le scelte in materia. Dai contenuti della futura legge regionale si chiarirà come la lingua locale sarà tutelata e promossa. Già lunedì prossimo è prevista a Udine una riunione sull’argomento dei rappresentanti di Intesa democratica. Ma è chiaro sin da ora che la sfida riguarderà tutti i consiglieri regionali, e non solo quelli di maggioranza. Le sensibilità dei singoli consiglieri, in base alla cultura personale e forse anche alla provenienza territoriale, potrebbero costituire una discriminante più forte dell’appartenenza ad uno specifico partito.

Lorenzo Marchiori

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