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Un altri Dree al fevele a proposit de polemiche inviade des peraulis di Grillo

Uscire dagli stereotipi sembra davvero difficile e più passa il tempo, più le incrostazioni si fanno spesse, diventa quasi impossibile riuscire a ristabilire un minimo di verità.
Su alcuni argomenti, anzi, si corre il rischio di confondere quanto viene presentato, raccontato con la realtà. Tutto ciò che, per esempio, riguarda il friulano e la sua storia è visto dall’immaginario collettivo italiano come qualcosa da sempre legato al mondo contadino e alle sue successive trasformazioni. Risulta difficile da accettare una visione diversa da quella venutasi a creare negli ultimi cento anni: uomini cupi e curvi sul lavoro, bambini che bevono grappa per colazione, donne che fanno le “serve” a Milano.

Questo dramma a tinte fosche si svolge poi su di un territorio, non ben collocato geograficamente, attraversato periodicamente da guerre e distruzioni. Arduo non mettersi a piangere sul suo destino. Impossibile di conseguenza pensare anche a qualche cosa di diverso, come ad un emigrazione certo massiccia, ma di qualità, non dimenticandosi che qui tutti studiavano sino alla terza elementare, sapevano leggere e scrivere. Impensabile sospettare che da questa diaspora, molto spesso stagionale, si tornasse con un bagaglio di conoscenze e di esperienze, spesso sconosciute al resto d’Italia, e che le stesse venissero in qualche modo applicate in Friuli.
Non può essere dunque un caso se Udine fu la prima città che conobbe l’illuminazione elettrica.

Questa non vuol essere una lamentela fine a se stessa. È la semplice constatazione che anche un personaggio dalla meritata celebrità come Beppe Grillo può cadere nella trappola della banalità quando si chiede come possano coniugarsi tradizione e innovazione. Uno stupore che si porta addosso la facile battuta sulla asserita chiusura mentale dei friulani.
Qualcuno dovrà spiegare, per l’ennesima volta, perché si sottolinea sempre il valore delle radici di un popolo e quando, in Friuli, queste producono gemme, la cosa suscita dubbi, sorpresa e amara ironia.

Andrea Valcic

«La cjacarade» – Il Gazzettino

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